Giuseppe Colitti

Popolo e Risorgimento – nuova edizione 2011

Popolo e Risorgimento

Il percorso seguito per la ricostruzione storica del Risorgi­mento nella tradizione orale, estesa alle radici culturali e agli effetti dell’unità nazionale fino all’epoca attuale, non è quello per medaglioni di grandi personaggi e quello evenemenziale per guerre d’indipendenza, come al tempo in cui la generazione dell’autore andava a scuola, ma quello dei cambiamenti determi­nati dall’aspirazione illuministica alla libertà e al conseguente sviluppo civile: l’élite di nobili, professionisti e sacerdoti delle nostre periferie, frequentando gli studi e. non di rado, le pro­fessioni a Napoli, se ne fecero interpreti e portatori nei paesi di provenienza. Realizzarono, cosi, tra alterne vicende e non sen­za contrasti all’interno dei rispettivi ceti, le progressive conqui­ste democratiche, a partire dal graduale ampliamento dell’istru­zione come condizione per uno sviluppo sociale ed economico.
A centocinquant ‘anni dall’avvenuta unita nazionale dell’Ita­lia si è voluto recuperare le tracce di memorie di una maggio­ranza che ha vissuto passivamente la storia accanto a quella della minoranza che l’ha pilotata nei cambiamenti. Spingendo la verifica fino ai nostri giorni, la questione si è complicata alla luce della politica europea e mondiale, di fronte alle quali l’istru­zione generalizzata, ma indipendente da un collegamento col mondo del lavoro, non è riuscita a dare alle ultime generazioni la consapevolezza collettiva delle proprie identità e delle relati­ve possibili prospettive di sviluppo.
Mi è parso doveroso, in particolare, soffermarmi sul manca­to modernizzarsi dell’agricoltura, a tutto svantaggio della pic­cola proprietà contadina, e sulla conseguente involuzione della stessa: Pietro Laveglia, un quarto di secolo fa, aveva richiamato, non a caso, l’attenzione al settore, che cominciava a dare segni di declino.
Molto saggiamente è stato scritto di recente da un illustre opinionista (F. P. Casavola): ”Se la storia si potesse e sapesse scrivere, per quel che tocca il nodo Nord-Sud, non solo con il soccorso di economia, sociologia, statistica, politica e quante altre scienze tra umane e naturali, ma anche con i ricordi di famiglie e di persone di diverse generazioni, in diari ed epistolari che oggi non usano più, e dunque almeno in opere di narrativa, che raccontano la realtà come è vissuta, avremmo di che correggere(e quanto!) i giudizi correnti”.

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