Giuseppe Colitti

Premi

PREMI

Per L’altra America. L’emigrazione meridionale in Puglia, E. S. I.

-         Premio Fondazione Rotary del Mezzogiorno e della Repubblica di Malta, 1992

La prima parte del libro si propone di offrire «frammenti di un’umanità sommersa» (p. 27), che aiutino a ricostruire la realtà economico-sociale di una popolazione costretta a vedere sull’emigrazione vicina (Puglia) o lontana (America) la sola via di sopravvivenza. La tecnica è quella dell’«intervista», della ricostruzione attraverso la «memoria» di chi ha vissuto un’esperienza (o l’ha avuta raccontata). Ne emerge una società poverissima, che vive per sopravvivere; fatta di persone semplici e ingenue, ma non prive di saggezza e talora anche di arguzia (p. 97).

La seconda parte raccoglie una serie di conversazioni registrate in Puglia su: «la condizione dei lavoratori ivi immigrati»; «i rapporti di operai, padroni e caporali e la dinamica tra condizioni materiali assicurate e rendimenti di lavoratori»; «il rapporto tra mietitori (grassiri) e popolazione»; i mutamenti recenti della situazione e le nostalgie per il ventennio fascista, preferito all’attuale disordine e permissivismo», la fame (il petito)», i rapporti tra mietitori e briganti»; il punto di vista dei mietitori su personaggi eccellenti come Giustino Fortunato (era un galantuomo, cattivi erano gli amministratori, p. 201); la funzione dei curatoli, sorta di sovrintendenti della manodopera».

-          Premio Città di Gioi “Giuseppe Scarpa”, 1993

Il libro consiste in una ricerca sulla tradizione orale, la Puglia nella memoria, quella emigrazione che si può sintetizzare nel vecchio detto «abballa abballa, pecora / che o lupo non ce sta: / è gghiuto in Puglia a metere / e chissà se tornerà».

Per Lungo le vie degli antichi sapori, Laveglia editore

-          Premio Città di Gioi, Menzione speciale Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, 2002

Il libro di G. Colitti, Lungo le vie degli antichi sapori, si inscrive in un settore culturale-saggistico che spazia tra etnografia, ricerca documentaria e sperimentazione linguistica.

L’autore si è già segnalato quale ricercatore di fonti orali, ma quest’ultimo lavoro, condotto in una specifica area tematica (mondo contadino, mercato, vie e aree di scambio) presenta una straordinaria ricchczza di materiali e di voci narranti, da poter rappresentare un genere letterario nuovo.

Al lettore viene discoprendosi, attraverso i racconti dei protagonisti, un profilo socio-economico e umano-civile del Vallo di Diano e del Cilento, nel primo cinquantennio del Novecento, quale nessun manuale storiografico o sociologico potrebbe delineare.

Dalle narrazioni vengono alla luce i caratteri identitari della gente contadina dianese e cilentana, in cui famiglia e lavoro costituiscono i capisaldi di un ethos che ha resistito ad ogni genere di avversità fino alle soglie del terzo millennio.

Oggi, che quel mondo sembra volgere al tramonto, il lavoro di Colitti ce lo restituisce con la vivezza e intensità di una diretta testimonianza, avvalendosi di originale ed efficace strumento linguistico.

-          Premio “Costa del Cilento”, 2003

Per L’anello della memoria, ed. Rubbettino e le altre opere

-          Premio “Giovi-Città di Salerno, 2007

La silloge che presenta e sistematizza taluni articoli pubblicati dal 1982 al 1988 trova nuova vitalità nel contesto di un vero e proprio «anello della memoria» che sembra voler ribadire la necessità di non disperdere nulla che contribuisca alla conservazione delle identità locali quali thesauri culturali. In questo senso Sala Consilina, il Vallo di Diano e una parte del Cilento divengono un universo; e Giuseppe COLITTI, di cui la giuria ha visionato altri lavori di microstoria -tra cui quello pregevolissimo dell’emigrazione meridionale in Puglia-, diviene cantore che raccoglie sul metro di un’antica trasmissione che affonda nell’oralità, l’epos della sua gente. La titolatura dei capitoli offerti nella parlata locale fa da legame per un percorso etnografico che muove dai luoghi: il paese e la parrocchia, fino alla indicazione dei riti del ciclo dell’anno da Settembre a Giugno; questi ultimi riportati nella dovizia di questi minuti particolari che si legano all’uso, alla devozione e al sentire della pietà popolare; non tralasciando però la nota critica ed interpretativa che permette all’Autore, nonostante la brevità dei suoi flash, di precisare il valore storico degli aspetti investigativi».

Per il lavoro sulle fonti orali

-          Premio “Culture viventi”, 2010, Comitato per la promozione del patrimonio immateriale, Roma

Il Prof. Giuseppe Colitti, grazie alla sua instancabile attività di ricerca sul campo, ha consentito la trasmissione alle generazioni future di saperi, valori e espressioni artistiche popolari delle popolazioni lucane, dianesi e cilentane.

Il premio, tuttavia, non è solo un riconoscimento alle attività di ricerca, ma soprattutto un ringraziamento per avere costantemente ricordato a tutti noi, con caparbietà e determinazione, l’importanza del patrimonio culturale immateriale e la necessità di salvaguardarlo per salvaguardare la nostra capacità di essere persone culturalmente attive e creative, costantemente orientate al miglioramento dell’esistente.

Per Popolo e Risorgimento nelle fonti orali del Vallo di Diano

- Premio “Nares Lucanae”, 2° classificato ex aequo, Sicignano 2011.

- Premio nazionale giornalismo e multimedialità Cilento e Vallo di Diano – sesta edizione, 2011

Ampia e penetrante ricognizione di vicende che hanno portato all’unità del nostro Paese.

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