- Per L’altra America: Premio speciale della Fondazione Rotary del Mezzogiorno e della Repubblica di Malta, 1992, con la motivazione: La prima parte del saggio si propone di offrire “frammenti di un’umanità sommersa” (p. 27), che aiuitino a ricostruire la realtà economica-sociale di una popolazione costretta a vedere sull’emigrazione vicina (Puglia) o lontana (America) la sola via di sopravvivenza. La tecnica è quella dell’”intervista”, della ricostruzione attraverso la “memoria” di chi ha vissuto un’esperienza (o l’ha avuta raccontata). Ne emerge una società poverissima, che vive per sopravvivere; fatta di persone semplici e ingenue, ma non prive di saggezza e talora anche di arguzia (p. 97). La seconda parte raccoglie una serie di conversazioni registrate in Puglia su: “la condizione dei lavoratori ivi immigrati”; “i rapporti di operai, padroni e caporali e la dinamica tra condizioni materiali assicurate e rendimenti dei lavoratori”; “il rapporto tra mietitori (grassiri ) e popolazione”; “i mutamenti recenti della situazione e la nostalgia per il ventennio fascista, preferito all’attuale disordine e permissivismo”, “la fame (il petito)”, il rapporto tra mietitori e briganti”; il punto di vista dei mietitori su personaggi eccellenti come Giustino Fortunato (era un galantuomo, cattivi erano gli amministratori, p. 201); “la funzione dei curatoli, sorta di sovrintemdemti della manodopera”.
- Premio “G. Scarpa”-Città di Gioi, 1993, con la motivazione: Il libro consiste in una ricerca sulla tradizione orale, la Puglia nella memoria, quella emigrazione che si può sintetizzare nel vecchio detto abballa abballa, pecora, / ché lupo non ce sta: / è gghiuto in Puglia a metere e chisà se tornarrà.
- Lungo le vie degli antichi sapori, Premio Città di Gioi con la motivazione Il volume di G. Colitti, Lungo le vie degli antichi sapori, si inscrive in un settore culturale-saggistico che spazia tra etnografia, ricerca documentata e sperimentazione linguistica. L’autore si è già segnalato quale ricercatore di fonti orali, ma quest’ultimo lavoro, condotto in specifica area tematica (mondo contadino, mercato, vie e aree di scambio) presenta una straordinaria ricchezza di materiali e di voci narranti, da poter rappresentare un genere letterario nuovo. Al lettore viene discoprendosi, attraverso i racconti dei protagonisti, un profilo socio-economico e umano-civile del Vallo di Diano e del Cilento, nel primo cinquantennio del Novecento, quale nessun manuale storiografico o sociologico potrebbe delineare. Dalle narrazioni vengono alla luce i caratteri identitari della gente contadina dianese e cilentana, in cui famiglia e lavoro costituiscono i capisaldi di un ethos che ha resistito ad ogni genere di avversità fino alle soglie del terzo millennio. Oggi, che quel mondo sembra volgere al tramonto, il lavoro di Colitti ce lo restituisce con la vivezza e intensità di una diretta testimonianza, avvalendosi di originale ed efficace strumento linguistico.
- Premio “Costa del Cilento- Sezione demologia”, 1° classificato, 2003.
- Per L’anello della memoria, Premio internazionale “Giovi-Città di Salerno”, prima sezione, 2007 con la motivazione: La silloge che presenta e sistemizza taluni articoli pubblicati dall’autore dal 1982 al 1988 trova nuova vitalità nel contesto di un vero e proprio “anello della memoria” che sembra voler ribadire la necessità di non disperdere nulla che contribuisca alla conservazione delle identità locali quali thesauri culturali. In questo senso Sala Consilina, il Vallo di Diano e una parte del Cilento divengono un universo; e Giuseppe COLITTI, di cui la giuria ha visionato altri lavori di microstoria – tra cui quello pregevolissimo sull’emigrazione meridionale in Puglia, diviene cantore che raccoglie, sul metro di un’antica trasmissione che affonda nell’oralità, l’epos della sua gente. La titolatura dei capitoli offerti nella parlata locale fa da legame per un percorso etnografico che muove dai luoghi: il paese e la parrocchia, fino alla indicazione dei riti del ciclo dell’anno da Settembre a Giugno; questi ultimi riportati nella dovizia di questi minuti particolari che si legano all’uso, alla devozione e al sentire della pietà popolare; non tralasciando però la nota critica ed interpretativa che permette all’Autore, nonostante la brevità dei suoi flash, di precisare il valore storico degli aspetti investigativi.
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